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WEBINAR A.I.T.O.G. - S.I.M.F.E.R. - CADUTE E COMPLICANZE POST TRAUMATICHE NELL’ARTO INFERIORE DELL’ANZIANO

Dalle ore 18.00 alle ore 20.30

L’invecchiamento della popolazione comporta l’aumento delle patologie croniche degenerative che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico. Prima fra tutte vi è l’osteoporosi e il conseguente aumento del rischio di caduta. La caduta può essere produttiva di frattura che, a sua volta rappresenta la possibilità di un drammatico epilogo.

La caduta è oggi il fattore di rischio più importante e può verificarsi a seconda delle problematiche  cliniche o farmacologiche presentate dal soggetto e la sfida che si pone all’ortopedico e al fisiatra è il prevenirla.

Accertare una lesione, identificarne le complicanze, valutarne la gravità, prevedere e quantificare l’estensione dei postumi sino al reinserimento, è l’iter per la valutazione del quadro anatomo-clinico post-traumatico.

La lesività nell’arto inferiore e, in particolar modo, nelle fratture di femore, rappresenta, ad oggi, la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e oncologiche.

Le complicanze post-traumatiche che si manifestano a seguito di infezioni correlate all’assistenza fino a raggiungere l’alterazione dello stato cognitivo, possono coinvolgere gli anziani, soggetti più vulnerabili per fragilità e commorbilità, per cui occorre soppesare quali siano i rischi e i benefici in modo da poter proporre le procedure diagnostiche e chirurgiche più idonee al caso di specie.

Particolare interesse è dato oggi dall’edema osseo traumatico, che è evidenziato dalla Risonanza Magnetica come marcatore delle lesioni traumatiche dell’osso stesso.

Si ricorda, altresì, la gestione del dolore, sia nella sua forma acuta nel post-traumatico che nel decorso post-operatorio, che rappresenta, probabilmente, la componente più importante per l’ortopedico.

Un particolare dolore di origine muscolo-scheletrica è dato dall’algodistrofia post-traumatica che riunisce quadri clinici spesso eterogenei. Il dolore da essa causato ha una distribuzione regionale e, solitamente, ha una localizzazione distale in associazione a sintomi di natura sensitiva, motoria, vasomotoria e trofica. Il quadro clinico può avere un’evoluzione variabile nel tempo. Nella maggior parte dei casi, il trauma è riconosciuto come fattore scatenante e la variabilità degli eventi causativi, può rendere difficoltoso il riconoscimento dell’algodistrofia, nonché del frequente ritardo diagnostico.